Quante persone indignate per i cartelli che vietavano l'ingresso ai cani in alcuni negozi. Insulti verso i proprietari, rabbia, richiesta di leggi per avere libero accesso con i propri animali in qualsiasi tipo di attività.
Poi la rabbia di alcuni prelati e cittadini nei confronti di chi discriminava gli extracomunitari, chi non li voleva come inquilini. In questo caso sono anche ricorsi ad accostamenti ad eventi del passato senza che nessuno s'indignasse.

Oggi che addirittura un governo discrimina una parte dei suoi cittadini che ha usato come capro espiatorio delle proprie incapacità e malefatte, pochi s'indignano e sicuramente non i giornali o i mass- media che hanno fatto opera d'indottrinamento e di terrorismo per far sì che nascesse un'odio contro una minoranza della popolazione descritta con un nome offensivo (NO VAX) ma nella quale ci sono tante persone che non si sono potute vaccinare per motivi di salute, anche in seguito a somministrazioni di alcune dosi, persone che hanno contratto la malattia ma che non hanno ricevuto le giuste informazioni per poterlo certificare, infatti, alcuni medici, invece che fare le segnalazioni agli organi competenti per far fare il tampone ai signori ammalati, hanno consigliato di stare a casa per un dieci giorni e poi fare il controllo. Naturalmente, essendo l'ultima variante meno aggressiva, i signori hanno fatto il tampone quando già la malattia era passata. Le conseguenze sono ovvie. Queste persone si vedono discriminate e private della libertà di frequentare molti luoghi e negozi anche di fondamentale utilizzo e si trovano di fronte a vergognosi cartelli simili a questi. Chi ha accettato di esporre tali cartelli discriminatori verso i propri clienti non si lamentino se poi il commercio online li danneggi.

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